Quando si parla di laicità si parla inevitabilmente anche della Chiesa Cattolica. Del ruolo che essa ricopre all’interno dello Stato italiano e del suo rapporto con le istituzioni pubbliche. Sono questioni che difficilmente troverete nell’informazione televisiva. E quelle poche volte che se ne parla si cerca di semplificare troppo creando non informazione ma disinformazione. Le voci che vorrebbero introdurre nella discussione pubblica tali questioni sono rare e di solito zittite con impazienza e tacciate di partigianeria antireligiosa. Si squalifica subito l’interlocutore come portatore di idee insane e contraffatte. In Italia sono in tanti a cui sta a cuore il tema della laicità ed il rispetto delle regole anche se oggi non hanno spazio di informazione ed interlocutori politici. Ritengo che in una democrazia si deve dare spazio pubblico a tutte le voci e una democrazia è sana quando è laica.
Vorrei riflettere sull’insegnamento religioso cattolico nella scuola pubblica per allargare il confronto, sensibilità al fine di alimentare ulteriori ricerche e riflessioni. Il bisogno di riflettere, oggi, sull'insegnamento religioso in Italia è fortemente motivato anche dalla nuova idea di cittadinanza europea e del nostro essere europei. Se la Religione deve essere insegnata nella scuola pubblica come dovrebbe essere insegnata per evitare discriminazioni? Se noi tutti vogliamo che i nostri bambini non abbiano la mente chiusa, che siano capaci di effettuare indagini critiche, che non siano isolati dal mondo e che siano capaci di compiere autonomamente delle scelte per la loro vita, in che modo insegnare la cultura religiosa?
Ecco una proposta: aumentiamo l’insegnamento della religione nelle nostre scuole, anziché diminuirlo. Insegniamo ai ragazzi le religioni del mondo in modo comparativo e storicamente informato. Un insegnamento della storia delle religioni in senso laico. Dal punto di vista storico è irrilevante se una credenza sia giusta o sbagliata; ciò che rileva è la formazione storica di una religione come fenomeno culturale. Una simile impostazione, lungi dal togliere dignità alla religione, le restituisce invece il suo posto nel mondo e nella storia inserendola nel contesto geografico, storico e culturale in cui essa si trova (o si è trovata) ed ha avuto il suo sviluppo. Rendersi conto che non esiste una religione “vera” ma più posizioni religiose nel mondo porta necessariamente ad un salutare relativismo. Alla luce della storia le religioni rivelano la loro essenza e la loro dignità e si collocano tra le forme in cui l’uomo manifesta il suo modo di essere, che è sempre un modo creativo. Nella scuola pubblica deve passare il messaggio della pari dignità di ogni cultura, di per sé non superiore né inferiore, ma solo differente. Una disciplina come la storia delle religioni potrebbe giovare alla formazione di individui aperti, consapevoli che al mondo non vi è nulla di assoluto, neanche la religione, essa stessa: un incessante divenire creativo, cioè storia. Senza svalutare altri e diversi saperi anche trascendentali. Oggi è necessario gettare le basi per un fruttuoso dialogo tra i popoli al di là delle differenze anche religiose, quindi socio-culturali. E’ necessario difendere tali diversità contro qualunque tentativo di egemonizzazione (globalizzazione) culturale. Una disciplina come la storia delle religioni si pone in prima linea nel gettare le basi di un nuovo umanesimo.
Vorrei riflettere sull’insegnamento religioso cattolico nella scuola pubblica per allargare il confronto, sensibilità al fine di alimentare ulteriori ricerche e riflessioni. Il bisogno di riflettere, oggi, sull'insegnamento religioso in Italia è fortemente motivato anche dalla nuova idea di cittadinanza europea e del nostro essere europei. Se la Religione deve essere insegnata nella scuola pubblica come dovrebbe essere insegnata per evitare discriminazioni? Se noi tutti vogliamo che i nostri bambini non abbiano la mente chiusa, che siano capaci di effettuare indagini critiche, che non siano isolati dal mondo e che siano capaci di compiere autonomamente delle scelte per la loro vita, in che modo insegnare la cultura religiosa?
Ecco una proposta: aumentiamo l’insegnamento della religione nelle nostre scuole, anziché diminuirlo. Insegniamo ai ragazzi le religioni del mondo in modo comparativo e storicamente informato. Un insegnamento della storia delle religioni in senso laico. Dal punto di vista storico è irrilevante se una credenza sia giusta o sbagliata; ciò che rileva è la formazione storica di una religione come fenomeno culturale. Una simile impostazione, lungi dal togliere dignità alla religione, le restituisce invece il suo posto nel mondo e nella storia inserendola nel contesto geografico, storico e culturale in cui essa si trova (o si è trovata) ed ha avuto il suo sviluppo. Rendersi conto che non esiste una religione “vera” ma più posizioni religiose nel mondo porta necessariamente ad un salutare relativismo. Alla luce della storia le religioni rivelano la loro essenza e la loro dignità e si collocano tra le forme in cui l’uomo manifesta il suo modo di essere, che è sempre un modo creativo. Nella scuola pubblica deve passare il messaggio della pari dignità di ogni cultura, di per sé non superiore né inferiore, ma solo differente. Una disciplina come la storia delle religioni potrebbe giovare alla formazione di individui aperti, consapevoli che al mondo non vi è nulla di assoluto, neanche la religione, essa stessa: un incessante divenire creativo, cioè storia. Senza svalutare altri e diversi saperi anche trascendentali. Oggi è necessario gettare le basi per un fruttuoso dialogo tra i popoli al di là delle differenze anche religiose, quindi socio-culturali. E’ necessario difendere tali diversità contro qualunque tentativo di egemonizzazione (globalizzazione) culturale. Una disciplina come la storia delle religioni si pone in prima linea nel gettare le basi di un nuovo umanesimo.
Nessun commento:
Posta un commento