mercoledì 3 novembre 2010

TRADIZIONE E IDENTITA'

Il lamento dell’identità che manca è diventato un luogo comune nel dibattito pubblico politico. Si può fare bella figura a poco prezzo inneggiando alla carenza dei valori identitari, sfruttando luoghi comuni, magari perfino per farsi spazio in una campagna elettorale. Oggi si ragione come se le nostre società fossero prive di identità, avendola perduta o distrutta, e si discute perciò come darne loro una nuova o ripristinare l’antica. La riscoperta delle radici cristiane è il punto di arrivo di questi ragionamenti. Questi promotori di identità sembrano che agiscano per riempire dei vuoti, ma cercano invece di avviare sostituzioni. La società che essi descrivono sarebbe un luogo di disgregazione e disperazione, relativismo etico, egoismo e mancanza di morale, secolarizzazione, scienze e tecniche frammentate prove di anima. La diminuizione del tasso di natalità e l’invecchiamento delle generazioni sarebbero la prova del declino. Cerchiamo chi ci salvi e mettiamoci nelle sue mani!! In questa diagnosi si ritrova il terreno psicologico della crisi, della decadenza e del suicidio dell’Europa negli anni venti e trenta del 900. Anche allora c’era un nemico esterno, il bolscevismo internazionale, oggi c’è l’Islam. Anche allora si polemizzava contro la degenerazione morale, la diminuizione del tasso di natalità, si invocava il ritorno alle radici autoctone, ai valori profondi, all’identità forte e si iniziava così la tragica caccia ai diversi, ai non integrabili, ai nemici interni. La storia si ripete anche se in forme nuove. Bisogna prestare attenzione ai segni, ai germi iniziali. Ma davvero le nostre società sono prive di valori? Tolleranza nei confronti delle fedi di tutti, laicità, libertà e socialità, razionalismo, pluralismo, uguaglianza, diritti umani, costituzionalismo, democrazia. Sono grandi conquiste politiche, sociali e culturali nella storia dell’uomo. Tutto questo è indubbiamente identità. Se a tutto questo vogliamo sostituire un’identità basata sulla fede si arriva ad uno scontro di civiltà e non creando coesione sociale. In tutto questo la Chiesa cattolica è direttamente coinvolta. Le si offre l’occasione di una rivincita su un aspetto costitutivo del mondo moderno: la democrazia. I nostri procacciatori di identità sono i nuovi teologi politici. Essi in mancanza di chiese di altro genere, ideologie forti e globali, si rivolgono a quella pare a loro l’odierna identità depositaria di valori identitari utili alla loro battaglia, la Chiesa cattolica, e le offrono un’alleanza. E’ la grande tentazione del nostro tempo, una delle tre tentazioni che satana fece a Gesù di Nazareth nel deserto, la tentazione del potere.

QUALE LAICITA' NELLA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA

Quando si parla di laicità si parla inevitabilmente anche della Chiesa Cattolica. Del ruolo che essa ricopre all’interno dello Stato italiano e del suo rapporto con le istituzioni pubbliche. Sono questioni che difficilmente troverete nell’informazione televisiva. E quelle poche volte che se ne parla si cerca di semplificare troppo creando non informazione ma disinformazione. Le voci che vorrebbero introdurre nella discussione pubblica tali questioni sono rare e di solito zittite con impazienza e tacciate di partigianeria antireligiosa. Si squalifica subito l’interlocutore come portatore di idee insane e contraffatte. In Italia sono in tanti a cui sta a cuore il tema della laicità ed il rispetto delle regole anche se oggi non hanno spazio di informazione ed interlocutori politici. Ritengo che in una democrazia si deve dare spazio pubblico a tutte le voci e una democrazia è sana quando è laica.
Vorrei riflettere sull’insegnamento religioso cattolico nella scuola pubblica per allargare il confronto, sensibilità al fine di alimentare ulteriori ricerche e riflessioni. Il bisogno di riflettere, oggi, sull'insegnamento religioso in Italia è fortemente motivato anche dalla nuova idea di cittadinanza europea e del nostro essere europei. Se la Religione deve essere insegnata nella scuola pubblica come dovrebbe essere insegnata per evitare discriminazioni? Se noi tutti vogliamo che i nostri bambini non abbiano la mente chiusa, che siano capaci di effettuare indagini critiche, che non siano isolati dal mondo e che siano capaci di compiere autonomamente delle scelte per la loro vita, in che modo insegnare la cultura religiosa?
Ecco una proposta: aumentiamo l’insegnamento della religione nelle nostre scuole, anziché diminuirlo. Insegniamo ai ragazzi le religioni del mondo in modo comparativo e storicamente informato. Un insegnamento della storia delle religioni in senso laico. Dal punto di vista storico è irrilevante se una credenza sia giusta o sbagliata; ciò che rileva è la formazione storica di una religione come fenomeno culturale. Una simile impostazione, lungi dal togliere dignità alla religione, le restituisce invece il suo posto nel mondo e nella storia inserendola nel contesto geografico, storico e culturale in cui essa si trova (o si è trovata) ed ha avuto il suo sviluppo. Rendersi conto che non esiste una religione “vera” ma più posizioni religiose nel mondo porta necessariamente ad un salutare relativismo. Alla luce della storia le religioni rivelano la loro essenza e la loro dignità e si collocano tra le forme in cui l’uomo manifesta il suo modo di essere, che è sempre un modo creativo. Nella scuola pubblica deve passare il messaggio della pari dignità di ogni cultura, di per sé non superiore né inferiore, ma solo differente. Una disciplina come la storia delle religioni potrebbe giovare alla formazione di individui aperti, consapevoli che al mondo non vi è nulla di assoluto, neanche la religione, essa stessa: un incessante divenire creativo, cioè storia. Senza svalutare altri e diversi saperi anche trascendentali. Oggi è necessario gettare le basi per un fruttuoso dialogo tra i popoli al di là delle differenze anche religiose, quindi socio-culturali. E’ necessario difendere tali diversità contro qualunque tentativo di egemonizzazione (globalizzazione) culturale. Una disciplina come la storia delle religioni si pone in prima linea nel gettare le basi di un nuovo umanesimo.