Il lamento dell’identità che manca è diventato un luogo comune nel dibattito pubblico politico. Si può fare bella figura a poco prezzo inneggiando alla carenza dei valori identitari, sfruttando luoghi comuni, magari perfino per farsi spazio in una campagna elettorale. Oggi si ragione come se le nostre società fossero prive di identità, avendola perduta o distrutta, e si discute perciò come darne loro una nuova o ripristinare l’antica. La riscoperta delle radici cristiane è il punto di arrivo di questi ragionamenti. Questi promotori di identità sembrano che agiscano per riempire dei vuoti, ma cercano invece di avviare sostituzioni. La società che essi descrivono sarebbe un luogo di disgregazione e disperazione, relativismo etico, egoismo e mancanza di morale, secolarizzazione, scienze e tecniche frammentate prove di anima. La diminuizione del tasso di natalità e l’invecchiamento delle generazioni sarebbero la prova del declino. Cerchiamo chi ci salvi e mettiamoci nelle sue mani!! In questa diagnosi si ritrova il terreno psicologico della crisi, della decadenza e del suicidio dell’Europa negli anni venti e trenta del 900. Anche allora c’era un nemico esterno, il bolscevismo internazionale, oggi c’è l’Islam. Anche allora si polemizzava contro la degenerazione morale, la diminuizione del tasso di natalità, si invocava il ritorno alle radici autoctone, ai valori profondi, all’identità forte e si iniziava così la tragica caccia ai diversi, ai non integrabili, ai nemici interni. La storia si ripete anche se in forme nuove. Bisogna prestare attenzione ai segni, ai germi iniziali. Ma davvero le nostre società sono prive di valori? Tolleranza nei confronti delle fedi di tutti, laicità, libertà e socialità, razionalismo, pluralismo, uguaglianza, diritti umani, costituzionalismo, democrazia. Sono grandi conquiste politiche, sociali e culturali nella storia dell’uomo. Tutto questo è indubbiamente identità. Se a tutto questo vogliamo sostituire un’identità basata sulla fede si arriva ad uno scontro di civiltà e non creando coesione sociale. In tutto questo la Chiesa cattolica è direttamente coinvolta. Le si offre l’occasione di una rivincita su un aspetto costitutivo del mondo moderno: la democrazia. I nostri procacciatori di identità sono i nuovi teologi politici. Essi in mancanza di chiese di altro genere, ideologie forti e globali, si rivolgono a quella pare a loro l’odierna identità depositaria di valori identitari utili alla loro battaglia, la Chiesa cattolica, e le offrono un’alleanza. E’ la grande tentazione del nostro tempo, una delle tre tentazioni che satana fece a Gesù di Nazareth nel deserto, la tentazione del potere.